Volere: Potere?

L’UOMO NON E’ IN GRADO DI ESERCITARE IL CONTROLLO DELLA MENTE?
Ricercatori della Universita’ d’Annunzio scoprono i meccanismi primari alla base dei processi di decisione nel cervello dell’uomo.

fonte: http://www.newsbox.it/notizia.asp?id=5920 

Nel saggio “Che cos’e’ un uomo?” Mark Twain, scettico della nozione di libero arbitrio, sostiene l’idea che l’uomo non eserciti il controllo della propria mente e delle sue opinioni. “Non sei tu ad aver creato quel pensiero- dice il vecchio nel saggio – sono gli ingranaggi della tua mente ad averlo creato, in maniera automatica ed istantanea senza bisogno che tu abbia dovuto rifletterci su”.  L’intuizione di Twain si arricchisce col sostegno scientifico di un gruppo di ricercatori dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara.

La ricerca

Una nota dell’universita’ informa che ‘e’ stato infatti pubblicato, da pochi giorni, sulla rivista Nature Neuroscience, il risultato di una ricerca secondo la quale i processi di decisione percettiva non debbono necessariamente coinvolgere le strutture dei lobi frontali del cervello, tradizionalmente associate agli aspetti piu’ complessi della cognizione umana, come la coscienza, ma sono invece le stesse strutture cerebrali di base, implicate nell’elaborazione degli stimoli ambientali rilevanti per la decisone e nel controllo delle azioni che la seguono, ad essere coinvolte e quindi “attivate” dal processo di decisione percettiva. Una simile organizzazione, in realta’, era gia’ stata identificata nel cervello della scimmia anche se, la maggiore complessita’ del cervello dell’uomo, ha indotto molti neuroscienziati a teorizzare la presenza di un modulo decisionale più generale, nonche’ indipendente dai sistemi neurali di base implicati nella percezione e nell’azione, localizzato nella corteccia frontale.”La comprensione dei meccanismi neurali sottostanti i processi di decisone in condizioni normali, puo’ essere di aiuto nella comprensione di patologie come l’Alzheimer, il trauma cranico e l’infarto cerebrale, situazioni nelle quali i processi decisionali risultano invece compromessi” sostiene l’autore senior della ricerca Maurizio Corbetta, neurologo della Washington University di St.Louis. “Siamo tutti affascinati dall’idea che le nostre decisioni siano atti di volonta’, ma forse e’ solamente un’illusione. Molte decisioni sono infatti il prodotto diretto e automatico di come il nostro cervello risponde all’ambiente“.

L’esperimento

Annalisa Tosoni, leader del progetto e studentessa di dottorato all’università G. d’Annunzio di Chieti, ha esercitato un gruppo di volontari sani ad eseguire un compito di discriminazione tra immagini di facce e di palazzi. Sono state sottoposte ai volontari, in un breve arco di tempo, immagini trattate, più o meno riconoscibili. Durante l’esperimento i soggetti sono stati istruiti ad indicare se la figura presentata corrispondeva all’immagine di una faccia o di un palazzo, segnalando la decisione con un movimento specifico. Ad esempio, i volontari indicavano che si trattava di una faccia muovendo gli occhi verso una specifica posizione dello spazio e che invece si trattava di un palazzo puntando l’indice verso la stessa posizione. “Questo tipo di decisione” spiega Maurizio Corbetta “non è un processo automatico, ma richiede una particolare attenzione all’immagine presentata e un controllo della risposta selezionata“. Dopo un’intensa pratica, i soggetti venivano trasferiti nel lettino della risonanza magnetica funzionale dove eseguivano il compito di decisione mentre i ricercatori acquisivano immagini dell’attivita’ del loro cervello. Le misure di risonanza magnetica funzionale sono state effettuate nell’Istituto Tecnologie Avanzate Biomediche (ITAB) della Fondazione Gabriele d’Annunzio, mentre l’intero progetto sperimentale è il frutto di una collaborazione tra Maurizio Corbetta, Gaspare Galati, professore associato di psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma e Gian Luca Romani, professore ordinario di fisica presso l’Università di Chieti e direttore dell’Itab.”Tale collaborazione tra ricercatori italiani e Maurizio Corbetta, da piu’ di 15 anni impegnato in ricerche di neuroscienze presso la Washington University di St. Louis – sostiene Gian Luca Romani, direttore dell’Itab – e’ stata resa possibile da un finanziamento europeo nell’ambito delle azioni “Marie Curie Chair” volte a favorire il recupero di “cervelli” emigrati all’estero e che si sono particolarmente distinti per la loro attività di ricerca.”

Il risultato

L’analisi si è concentrata sulle regioni della corteccia parietale implicate nella pianificazione dei movimenti degli occhi e della mano. Queste regioni del cervello mostrano infatti un aumento di attività, specifico per il tipo di immagine presentata (una faccia o un palazzo) e per il tipo di movimento selezionato conseguentemente alla discriminazione percettiva (un movimento dell’occhio o della mano). Il risultato fondamentale della ricerca, tuttavia, e’ che queste regioni mostrano un aumento significativo di attività quando le immagini sono vivide, e quindi facili da discriminare, rispetto a quando sono invece mascherate. In altre parole, l’attività neurale all’interno di ogni regione corticale selettiva per uno specifico movimento, è proporzionale alla certezza, o alla confidenza, con la quale viene deciso il movimento stesso. In condizioni di estrema incertezza, queste regioni mantengono comunque una certa preferenza per un tipo di movimento. “Il risultato raggiunto suggerisce che queste regioni della corteccia parietale processano tutti gli elementi necessari alla decisione: non solo quelli sensoriali e motori, ma anche quelli relativi alla decisione stessa” afferma Annalisa Tosoni. “Non abbiamo identificato, al contrario, nessuna regione della corteccia frontale che mostrasse un aumento dell’attività coerente con il processo di decisione in questione”.”Il periodo di “training” precedente all’ acquisizione delle immagini del cervello potrebbe aver coinvolto l’attività delle regioni frontali – commenta Maurizio Corbetta – ed e’ plausibile ipotizzare che le regioni frontali delegassero la responsabilita’ del processo di decisione alle regioni della corteccia parietale durante il training. Le regioni frontali diventano però definitivamente silenti una volta che i soggetti sono diventati esperti nel compito”. In sostanza – conclude – anche nel caso di decisioni arbitrarie e, sotto alcuni punti di vista complesse, sembra che il punto della questione sia una mera quantità di evidenza sensoriale che favorisce una scelta piuttosto che un’altra” .

Il progetto futuro

Tosoni e Corbetta pianificano ora di investigare se analoghi meccanismi di base possono spiegare anche decisioni più complesse e se altri fattori, come la quantità di ricompensa attesa e ottenuta durante l’esecuzione di un compito, influenzino il processo di decisione e le aree cerebrali implicate.

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