Epilessia farmacoresistente e dieta chetogena

 

Autore: Pioggia, Felicia
Testata:  La Repubblica Salute anno 13 n. 558 – 29 novembre 2007
Titolo: Epilessia incurabile si tratta con la dieta

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Dieta chetogenica sotto stretto controllo medico per controllare le crisi epilettiche nei pazienti refrattari ai farmaci (30%). I dati scientifici ci sono, pubblicati su Epilepsy Research, compreso uno studio italiano multicentrico del 2001 che verrà prossimamente aggiornato, che ha coinvolto la Clinica di Psichiatria Infantile, Seconda Università di Napoli, l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, il Dipartimento di Neuropsichiatria Fondazione Istituto Neurologico C. Mondino, IRCCS Pavia, il Centro di Ricerca in Nutrizione Umana/Università di Pavia.
Nella dieta chetogenica il rapporto dietetico è di 4 a 1, unità di misura che significa che un boccone di 5 grammi di cibo contiene 4 grammi di lipidi e 1 grammo tra proteine e carboidrati. Secondo Anna Tagliabue, direttore del Centro interdipartimentale di studi e ricerche sulla nutrizione umana e i disturbi del comportamento alimentare, Università di Pavia, “la dieta chetogenica può giocare un ruolo attivo in situazioni in cui gli effetti collaterali dei farmaci diventano troppo gravosi e quindi intollerabili per i pazienti. È oggi vista come un’importante linea di trattamento in pazienti con epilessia intrattabile anche con anticonvulsivanti in associazione ad alti dosaggi”.

Meglio nei piccoli pazienti
Il neurologo Federico Vigevano, primario neurologo all’ospedale Bambino Gesù di Roma conferma che non è una terapia di prima scelta: “I candidati ideali sono bambini, perché negli adolescenti e adulti non c’è dimostrazione di efficacia (ma nemmeno di inefficacia – nota del portale-), e tanto più sono piccoli tanto più potrebbe essere efficace. Noi la facciamo anche in bambini nel primo anno di vita”.
“La dieta chetogenica prevede il 90% di lipidi, il 2-3% di glucidi e la restante quota sottoforma di proteine”, spiega Simona Bertoli dell’Icans, Centro internazionale per lo studio della composizione corporea dell’Università di Agraria di Milano. La differenza con la dieta mediterranea è enorme: 25% lipidi, 65% carboidrati, 10% proteine. I nutrizionisti spiegano che i corpi chetonici – il prodotto finale del metabolismo degli acidi grassi – provocato dalla dieta chetogenica è moderato e controllato e qualora dovesse superare il livello prestabilito può essere facilmente abbassato bevendo un bicchiere di acqua e zucchero. Non vi è il rischio di chetoacidosi che può provocare perfino il coma quando c’è una malattia metabolica che ne impedisce il controllo.

I controlli periodici
A supportare i genitori a casa l’industria propone una formulazione in polvere, un pasto sostitutivo da sciogliere in acqua. Simona Bertoli sottolinea l’impossibilità, a volte, di dare la dieta chetogenica i ospedale, mancando la collaborazione tra neuropsichiatri infantili e nutrizionisti. “È una dieta da personalizzare perchè non ci sono studi controllati in doppio cieco che l’abbiano standardizzata”, osserva Emilio Perucca, ordinario di Farmacologia all’Università di Pavia.
La teoria più semplice e consolidata per spiegare i benefici è che i corpi chetonici stessi avrebbero un effetto sedativo dell’attività elettrica neuronale.
La dieta si applica con approccio integrato in centri specializzati, preferibilmente sui bambini con epilessia refrattaria ai farmaci (30%), grazie a genitori motivati e coinvolti nella somministrazione pratica della dieta e nel monitoraggio, con controlli periodici in ospedale e apposite macchinette per rilevare a casa la glicemia e la chetonemia nel sangue. La terapia funziona circa 1 volta su 3 e richiede un’attenta programmazione e monitoraggio nutrizionale. Studi futuri spiegheranno meglio il meccanismo d’azione per permetterne una maggiore diffusione e studiarne gli effetti nel tempo.

http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2007/11/29/medicinapratica/025die55825.html

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